Felis margarita: il gatto delle sabbie

Passo felpato, altissima intelligenza e… una vita nel deserto: questo e molto di più è il gatto delle sabbie, un animale in grado di sopravvivere e prosperare nelle aree più aride e asciutte.

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felis margarita

Denominazione comune: gatto delle sabbie
Regno: animale
Phylum: cordato (vertebrato)
Classe: mammifero
Ordine: carnivoro
Famiglia: felidi
Specie: margarita

Storia

L’esistenza del gatto delle sabbie, o “felis margarita”, fu scoperta dal militare francese Jean-Auguste Margueritte in occasione di una spedizione; è infatti dal cognome del suo scopritore che deriva il nome “margarita”. Nel 1858, il naturalista francese Victor Loche descrisse per la prima volta la specie.

Non si tratta, quindi, di una razza ottenuta da incroci, e in verità neppure nata per convivere con l’uomo in comodi appartamenti o villette a schiera.

Esistono, oltre al Felis margarita, altre cinque sottospecie di gatto delle sabbie:

F. m. airensis, scoperta da Pocock nel 1951 e allocata nel Niger
F. m. harrisoni, scoperta da Hemmer, Grubb e Groves nel 1976 e allocata nella penisola arabica
F. m. meinertzhageni, scoperta da Pocock nel 1938 e allocata nel Sahara
F. m. scheffeli, scoperta da Hemmer nel 1974 e allocata in Pakistan
F. m. thinobia, scoperta da Ognev nel 1927 e allocata nella regione del mar Caspio, tra Iran e Turkmenistan.

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Caratteristiche fisiche

Il gatto delle sabbie è un felino dal corpo un po’ tarchiato, con zampe mediamente corte, coda lunga e orecchie grandi e triangolari. Misura tra i 39 e i 52 cm tra testa e corpo, a cui vanno aggiunti tra i 23 e i 31 cm di coda; è alto tra i 24 e i 30 cm e il suo peso varia tra 1,3 e 3,4 kg. Il pelo, soffice e fitto, è generalmente color sabbia con talvolta sfumature di grigio; completano la colorazione tigrature sottili sui fianchi, nere attorno alle zampe anteriori e rossastre dagli occhi alle guance. I suoi gommini sono protetti dal calore del deserto con uno schermo di peli neri sotto le zampe.

Habitat e comportamento

Questa specie occupa deserti sia sabbiosi sia rocciosi e, caratteristica unica tra i felini, esclusivamente aree aride, in cui l’acqua è una vera rarità: può farne a meno, perché assimila i liquidi presenti nei corpi delle prede.  Come anche l’elenco delle sottospecie ha anticipato, vive nelle seguenti zone: l’area tra Algeria e Arabia, il Niger, il Sahara, il Pakistan, l’Iran e il Turkmekistan.

Come sopravvivono al deserto? Un po’ come le popolazioni che lo attraversano, si rifugiano dal sole micidiale di giorno e tendono a muoversi maggiormente di notte. Quando il sorge, il gatto delle sabbie si rifugia in cunicoli sotto le dune o sotto un cespuglio; al tramonto, lascia il suo rifugio e prima di muoversi controlla attentamente l’area per diversi minuti. Trascorre la notte a caccia di gerbilli, uccelli, insetti e serpenti che individua col suo straordinario udito; caccia principalmente scavando con le robuste zampe, ricoprendo talvolta le prede con sabbia per potersi nutrire successivamente. In una notte può percorrere anche 10 km. E’ un animale estremamente difficile da osservare e studiare, in quanto copre i propri escrementi, rendendo impossibile studiarne la dieta in modo dettagliato, mentre la conformazione delle zampe gli consente di non affondare nella sabbia e quindi di lasciare tracce flebili, facilmente disperse dal vento. La colorazione del suo pelo, così simile al deserto, lo aiuta a essere difficilmente avvistabile. Si tratta inoltre di un animale che vive e viaggia in solitaria, non condividendo neppure i cunicoli utilizzati per il riposo notturno.

E’ simile ai nostri gatti domestici nel comportamento in circostanze di difesa, nel lavarsi e… nel fare le fusa. 

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Riproduzione 

I gatti delle sabbie mettono da parte la loro solitudine nei periodi di accoppiamento. Si chiamano l’un l’altro con richiami specifici, emessi a voce alta per trovarsi nell’immensità del deserto, che somigliano all’abbaiare di un cane. La gestazione dura dai 59 ai 67 giorni e termina tra febbraio e aprile dando vita a cucciolate di 2/4 cuccioli.

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I piccoli aprono gli occhi il 14esimo giorno, camminano a partire dal 21esimo, mangiano cibo solido a 5 settimane di vita e sono considerati indipendenti a 3/4 mesi. L’età riproduttiva ha inizio a 10 mesi/1 anno circa.

Pericoli

Questa specie è purtroppo minacciata su multipli fronti.

Lo sfruttamento eccessivo del loro habitat porta spesso a un significante calo di vegetazione, e conseguentemente a una minor presenza di prede. Anche la presenza di insediamenti umani, e con essa l’introduzione di altri animali come gatti selvatici e cani, può portare concorrenza in termini di caccia e sopravvivenza. C’è inoltre la questione delle trappole per sciacalli e volpi sistemate attorno alle oasi, che possono facilmente colpire un gatto delle sabbie invece della preda designata.

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Nel Medio Oriente sono catturati per essere venduti come animali domestici, o diventano oggetto di caccia nelle rare occasioni in cui si avventurano all’esterno nelle ore diurne. I nomadi Toubou, popolazione che si muove nelle montagne Tibesti del Sahara, li considera ladri di pollame ma non osa ferire o colpire il gatto che, si dice, sia stato compagno di vita di Maometto. In Algeria vengono trattati, fortunatamente, con lo stesso rispetto.