“Il gatto che se ne andava da solo” di Rudyard Kipling

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Come la pensasse Rudyard Kipling del dilemma cane-gatto, o almeno cosa volesse trasmettere, con la sua opera, lo sappiamo già. Conosciamo infatti la sua poesia Il gatto è capace di sedersi accanto al fuoco e fare le fusa, in cui viene elogiata l’obbedienza del cane a contrasto col comportamento a tratti buffo, ma opportunista e vezzoso, del gatto. Col tempo, però, pare che Rudyard Kipling abbia quantomeno riconosciuto ai nostri felini preferiti l’orgoglio di ciò che sono, un orgoglio che tuttavia sconfina in una testardaggine poco saggia. Questo carattere del gatto, Kipling lo romanza nel racconto Il gatto che se ne andava da solo.

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L’illustrazione scelta da Kipling per “Il gatto che se ne andava da solo”. Fonte: http://britishlibrary.typepad.co.uk/

Il gatto che se ne andava da solo torna indietro al tempo in cui tutti gli animali sono esseri selvaggi, e anche l’uomo deve ancora conoscere le comodità del fuoco, della caverna e di un giaciglio morbido. A spezzare la stasi e portare i primi segni di civiltà è la donna; non solo, la donna possiede anche poteri magici e produce un richiamo che alcuni tra gli animali odono.

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Fonte: http://drawingacademy.com/

Il primo ad avvicinarsi alla caverna dell’uomo e della donna è il cane, a cui la donna promette sempre cibo succulento se sarà aiuterà l’uomo a cacciare di giorno e farà la guardia di notte. Così, per il cane la donna non è più “nemica e moglie del nemico” bensì “amica e moglie del mio amico”. Il cane viene invece nominato “Primo Amico”.

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Fonte: http://ideastand.com/

È poi la volta del cavallo, che viene attirato alla caverna dal profumo di succulenta erba fresca. Anche il cavallo stringe un patto con la donna: servirà l’umanità in cambio di quell’erba. Così, per il cavallo la donna non è più “nemica e moglie del nemico” bensì “amica e moglie del mio amico”. Il cavallo viene invece nominato “Primo Servo”.

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Fonte: www.pinterest.com

Infine, anche la mucca cede alle lusinghe dell’erba fresca, in cambio della quale promette il suo latte. La donna la battezza come “Colei-che-ci-Dà-il-Buon-Cibo”.

In ogni occasione, alla stesura di ogni patto, il gatto era lì nell’ombra, a spiare, ma senza mai intervenire.

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Fonte: mls-art.deviantart.com

Quando il profumo del latte appena munto lo attira, però, la donna gli comunica che oramai non hanno più bisogno di amici né servi. Il gatto la lusinga lodandone saggezza e bellezza, e le strappa una promessa: se riuscirà a farsi lodare una volta potrà entrare nella caverna, se le lodi saranno due potrà avvicinarsi al fuoco e se saranno tre potrà gustare il latte bianco.

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