Adamo e er Gatto: la natura felina raccontata da Trilussa

Tanti sono i misteri che circondano questo mondo, e uno di questi è proprio la dinamica dell’addomesticamento del gatto; per meglio dire, esistono diverse valide teorie e tutte concordano in alcuni punti. L’argomento, in ogni caso, è stato trattato anche in letteratura, specificatamente dallo scrittore Rudyard Kipling. In tutti le immagini letterarie dedicate all’argomento, comunque, viene evidenziata la natura indipendente del gatto, e così anche in Adamo e er Gatto, il componimento di Trilussa.
Il testo è scritto in dialetto romano, ma è tranquillamente comprensibile per tutti.
Buona lettura!
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Appena Adamo vide il primo Gatto
je propose un contratto.

“Senti” – je disse – “se m’ubbidirai

in tutto quello che me pare e piace,
te garantisco subbito una pace
come nessuno l’ha goduta mai.
Però bisognerà che fin d’adesso
me tratti co’ li debbiti rispetti
e rimani fedele e sottomesso…
Accetti o nun accetti?”
“Grazzie, ne faccio senza:
la pace nun se compra” – disse er Micio –
“ma se guadagna co’ l’indipennenza
a costo de qualunque sacrificio.
A me nun m’ingarbuji come er Cane
che, per un po’ de pane,
s’accuccia e t’ubbidisce a la parola.
Vojo la pace mia senza controllo,
senza frustate, senza museruola,
senza catene ar collo!
Dar modo come parli ho già capito
Che in fonno ciai l’istinto d’un tedesco…”
E ner di’ questo er Gatto, insospettito,
arzò la coda e lo guardò in cagnesco.
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Adamo e er Gatto, tratto da “Quaranta sonetti romaneschi” del poeta Carlo Alberto Salustri, noto appunto anche come Trilussa, ci regala in verità ben due stralci di saggezza, entrambi provenienti dalla bocca del gatto.
La pace nun se compra, ma se guadagna co’ l’indipennenza.
Qui, certamente a essere evidente è l’esigenza di libertà di Micio. È però indubbiamente vero che i valori di una certa levatura si raggiungono con l’impegno.
Vojo la pace mia senza controllo,
senza frustate, senza museruola,
senza catene ar collo!
Ancora ritorna la parola “pace”. È chiaro a questo punto che Micio si riferisce a una vita serena, gradevole, e dignitosa, un concetto vicino alla pace interiore. E dice bene, non si può avere “pace” in schiavitù!

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