Gatti d’ufficio a Brindisi, a sostegno dei mici randagi della città

Chi segue un minimo le vicissitudini del volontariato italiano, non può non conoscere, o almeno non aver mai sentito il nome di sfuggita, Antonella Brunetti. A lei e alla sua colonia del cimitero GcomeGatto ha, tempo fa, dedicato un articolo, e spesso le sue parole sono state tramandate come testimonianza della situazione del randagismo in Puglia. Le notizie che giungono, purtroppo, spesso non sono buone; stavolta però è giunta una piacevole novità, ovvero che inizia l’era dei gatti d’ufficio a Brindisi, capoluogo pugliese.

Fonte: https://www.newspam.it/

Di stalli per i mici in difficoltà, si sa, non ce n’è mai abbastanza. E nello specifico, un gattino in strada è spesso condannato in partenza. Così l’associazione “Guardia dell’Ambiente di Brindisi” di Antonella Brunetti ha chiesto aiuto, un alloggio temporaneo per alcuni di questi piccini, in attesa di un’adozione. E una risposta positiva, una mano tesa,  è giunta dallo Studio Santa Chiara Srl affiliato TECNOCASAgroup.

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I gatti d’ufficio a Brindisi, al momento, sono tre.

Fonte: http://www.trnews.it/

Balo, scampato alle auto e che ha dovuto assistere all’uccisione del suo fratellino; Neresh, salvato dal motore di un’auto da alcuni militari vicino alla stazione ferroviaria di Brindisi; Sugar, abbandonato all’interno del cimitero di Brindisi.

Fonte: http://www.trnews.it/
Fonte: http://www.trnews.it/

Presso lo Studio Santa Chiara i tre micetti hanno modo di ristabilirsi e sentirsi al sicuro… senza contare il fatto che regalano buon umore agli impiegati.

Antonella Brunetti, stando al sito Newspam.it, ha dichiarato:

“Il progetto è unico nel suo genere, un monito per la diffusione di una nuova cultura al rispetto dei gatti, in un territorio che reitera il disconoscimento alla loro esistenza, e, ai quali, finora, nessun organo istituzionale ha garantito l’adempimento normativo per la loro tutela”

Indubbiamente questa è un’ottima notizia. Non resta che sperare che altre strutture seguano questo bellissimo esempio, e i casi di “gatti d’ufficio” si moltiplichino!