Gatto di Pallas, una specie a rischio: un team di ricercatori, quasi tutto italiano,lavora per salvarla

Avete mai sentito di parlare del gatto di Pallas? Questo animale particolarissimo è una specie di felino selvatico, del lignaggio del gatto leopardo, ed è unico del genere “Otocolobus”. Questo termine, tra l’altro, significa “brutte orecchie”, ed effettivamente il gatto di Pallas ha delle orecchie distanti e piccole, ma è un gatto tutt’altro che brutto. Anzi, sembra quasi un peluche. Pesa 3 kg, ha un pelo folto e lungo che lo fa sembrare più grande, occhi con pupilla circolare e muso piatto.

Gatto di Pallas. Foto della ONG Green Initiative

Una specie a rischio

Questa specie, che è molto rara e soprattutto minacciata, vive in 14 Paesi dell’Asia Centrale, e un team di importanti e appassionati ricercatori (5 italiani, 1 mongolo e 1 americano) lavora ogni giorno (e quasi esclusivamente a proprie spese) per tentare di salvarla. Abbiamo parlato di questo con Claudio Augugliaro, uno dei ricercatori del team (attualmente in Mongolia), direttore scientifico di Green Initiative e membro del Pallas’s Cat Working Group (associazione internazionale di cui fanno parte esperti di tutto il mondo). Augugliaro ci ha spiegato in che modo stanno conducendo gli studi sul gatto di Pallas e come hanno raggiunto dei risultati straordinari.

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Il Gatto di Pallas immortalato dalle fototrappole della ONG Green Initiative

Le parole del ricercatore

“Abbiamo fatto la prima stima rigorosa della popolazione del gatto di Pallas, mai fatta finora nella storiaspiega Augugliaro, -.  L’abbiamo realizzata con le fototrappole e quasi esclusivamente con i nostri fondi. Abbiamo beccato decine di gatti, siamo stati subito in grado di fare una stima della popolazione (circa 15 esemplari su 100 km quadrati). Abbiamo inoltre raccolto oltre 500 eventi immagine del gatto di Pallas, che ci daranno importanti notizie sul tipo di attività che lo riguarda (fattori ambientali, co-predatori, occupazione del territorio). Un risultato straordinario e storico”.

La ricerca

Gli studi, che Augugliaro tiene a specificare, sono stati condotti con “ricerca rigorosamente scientifica”, e hanno portato alla scoperta della prima minaccia per il gatto di Pallas: la presenza di cani da pastore. Questi ultimi, che occupano tutta l’area in cui vive il gatto di Pallas, purtroppo predano le tane con i gatti e con i loro piccoli. Il team di ricercatori sta quindi studiando le soluzioni per arginare il problema.

Un’altra immagine del gatto di Pallas. Foto ONG Green Initiative

Il problema e le soluzioni

 “Stiamo cercando di capire se possiamo avere una raccolta fondi e comprare dei radiocollari (specifici, elastici, che cadono dopo un anno, senza danneggiare l’animale, ndr) – continua il ricercatore – metterli alle madri dei gatti e capire dove siano le loro tane, e una volta individuate fare dei piccoli recinti a prova di cane. È una cosa sperimentale che andrebbe testata e vedere se funziona”. Accanto a questa ipotesi, ce n’è anche un’altra, da attuare contemporaneamente: “Vogliamo dotare di collarini con campanelli tutti i cani da pastore dell’area. Un campanello che avvisa e può salvare la vita dei gatti in pochi secondi”.

Uno dei 500 scatti al gatto di Pallas della ONG Green Initiative

I fondi

Come ripetuto da Augugliaro più volte, la ricerca ha bisogno di sostegno economico, visto che attualmente gli studi sono quasi completamente autofinanziati. C’è bisogno di aiuto per salvare il gatto di Pallas. 

*Le foto sono state scattate in Mongolia dalle fototrappole della ONG Green Initiative, durante una ricerca condotta dal team che lavora sulla conservazione del gatto di Pallas.

** Le foto ci sono state fornite dal dott. Augugliaro, da cui abbiamo avuto l’autorizzazione per la pubblicazione.