I cinque sensi nel gatto

I sensi sono il modo in cui percepiamo il mondo. Si pensi a un cieco, in cui in assenza della vista l’udito assume una dominanza e una potenza maggiori in compensazione della perdita della vista, ma non solo: ognuno di noi, al di là delle nostre peculiarità di razza umana, ha un senso o l’altro più o meno preminenti.

E i nostri amici felini, come sentono, vedono, odorano, gustano e toccano il mondo?

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La vista

Partiamo dalla vista, che è poi anche il loro senso più soggetto a leggende. Prima tra tutte, l’idea che i gatti vedano al buio. Non è così: necessitano, questo sì, di una minore quantità di luce rispetto a noi per mettere a fuoco perché grazie al tapetum lucidum, uno strato si cellule riflettenti poste dietro alla retina, possono di riflettere la luce. Il tapetum lucidum è anche la ragione per cui i loro meravigliosi occhi di notte brillano di giallo o verde. L’altro fattore che permette loro di potenziare la loro vista in condizioni di luce scarsa è la capacità di dilatare la pupilla.

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Gli occhi del gatto sono inoltre molto più sensibili dei nostri ai movimenti, grazie al maggior numero di bastoncelli presenti sulla retina. I loro occhi sono posti frontalmente, com’è caratteristica di carnivori e predatori: una visione frontale permette di percepire le distanze, condizione sine qua non per un predatore che altrimenti si farebbe sfuggire la preda molto facilmente. Non è un caso, del resto, che lo “scatto” del micio verso una preda viva spesso non inizi dalla parte opposta del corridoio ma con un un avvicinamento graduale, calcolato. Conosciamo tutti del resto la loro posizione “di attesa” precedente al balzo.

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E come questo divertente video in alcuni passaggi evidenzia, saltano sulla “preda” all’ultimo momento: quando sono certi di averla tra le grinfie, senza ricorse particolari.

In aggiunta a ciò, l’ampio campo visivo del gatto gli permette di controllare facilmente anche cosa accade ai suoi lati, caratteristica tipica invece degli animali preda. In questo modo, caccia efficacemente ma ha anche i mezzi per difendersi.

Infine una precisazione sui colori. Vi è mai capitato di notare come, inspiegabilmente, preferiscano un giocattolo a un altro? Forse è dovuto al suo colore. L’occhio del gatto può distinguere il blu, il verde ed il giallo, ma non il rosso, che vedono come grigio o verde scuro. Quanto a giallo e bianco sono uguali.

L’olfatto

Non vorremmo disilludere il deliquio della signora in questo video, anche perché certamente a spingere Sheba c’è una componente affettiva, ma è necessario evidenziare come il gesto dello strusciarsi nel gatto abbia ben più di una funzione.

Si sente spesso dire come un gatto che si strusci stia declamando la propria proprietà di quella persona/oggetto. Vero o falso? Andiamo per punti. I gatti depositano il proprio odore strofinandosi e marcando il territorio con urina e così facendo lasciano delle tracce di sè da cui gli altri gatti ricavano, grazie all’olfatto, informazioni come sesso, età e disponibilità all’accoppiamento. Non solo: l’olfatto consente al gatto di riconoscere gli altri individui della sua specie. Ogni gatto ha un suo odore specifico, quindi tra felini si può riconoscersi attraverso l’olfatto. Stando così le cose, ad esempio, se un gatto vuole che addosso a noi ci sia il suo odore può anche farlo per gelosia verso il nuovo arrivo, in modo da “contaminarci”  e far capire all’altro che proprio storia non ce n’è su chi comandi in casa!

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Inoltre l’olfatto partecipa alla natura di cacciatore del gatto, aiutandolo a individuare possibili prede e tipi di cibo. Non a caso, i gatti annusano il cibo prima di mangiarlo e talvolta, ancor prima di annusarlo, cercano di afferrarlo o almeno tastarlo con la zampa. Avete mai visto per caso il vostro micio bagnare la zampa nell’acqua prima di bere?

E’ conclusione naturale, data la natura primaria di questo senso nel gatto, che il suo olfatto sia di molto superiore al nostro. Anatomicamente parlando, nel palato i gatti hanno un organo vomeronasale detto “di Jakobson”. E’ per questo che capita di vedere il vostro gatto odorare qualcosa e notare come immediatamente dopo la sua bocca assuma una strana smorfia arrotondata (detta “flehmen”), che il gatto mantiene per alcuni secondi. Attraverso la lingua gli odori vengono spinti nell’organo vomeronasale e inviati per una via separata rispetto agli odori catturati dal naso.

Il tatto

Abbiamo già parlato di come, in termini di cibo, il tatto venga prima dell’olfatto. Ciò può essere vero, appunto, anche per un giocatolo nuovo, come il video mostra abbondantemente.

In termini di tatto, il gatto possiede recettori tattili su tutto il corpo.
Certamente i più sensibili ed efficaci sono le vibrisse, peli dalla funzione tattile sensibili ad ogni minimo spostamento d’aria e che proteggono il gatto sia da ciò che gli è vicinissimo al suo corpo sia, per la loro caratteristica di “radar”, da ciò che si muove nell’ambiente. L’altro organo tattile primario sono i cuscinetti plantari. Quando il gatto non è sicuro di qualcosa che vuole avvicinare, ancor prima di annusarlo, lo tocca usando le zampe anteriori prima dandogli dei colpetti, poi sollevandolo: solo dopo lo annusa. Quando il gatto agisce così, significa che l’oggetto che sta esaminando è per lui forse anche fonte di curiosità, ma ne è sicuramente insospettito.

L’udito

In termini di olfatto cane batte gatto, che però si prende la sua rivincita con l’udito: nei gatti l’udito è più sviluppato che nell’uomo e nel cane, grazie anche al fatto che le sue orecchie sono mobili. Il gatto può ruotare le orecchie, anche indipendentemente l’una dall’altra, verso la fonte del suono. In quanto cacciatore, il gatto può arrivare a udire il più lieve fruscio provocato dai passettini di un topo o di altri piccoli roditori. Questo spiegherebbe anche come mai un suono improvviso porta i nostri mici a balzi inauditi e spettacolari.

 

In chiusura, un appunto in merito alla correlazione tra sordità e caratteristiche fisiche. Si è statisticamente riscontrata una predisposizione genetica alla sordità nei gattini bianchi con gli occhi azzurri e anche nei gattini bianchi con un occhio azzurro ed uno di un altro colore.

Il gusto 

Il gatto ha papille gustative sulla lingua ed in una parte della gola, in un totale di circa 250 papille di tipi e forme differenti a seconda della loro funzione: gustativa, abrasiva e sensitiva. La funzione gustativa è abbastanza intuitiva, perciò non vi ci soffermiamo; grazie a queste, possono distinguere bene i sapori acidi (mai visto un gatto mangiare yogurt, preferibilmente bianco?), amari e salati. Le pupille sensitive contribuiscono alla sensibilità della lingua verso calore o freddo che sia, mentre le papille abrasive sono visibili nella rugosità della lingua del gatto, utile a strappare anche i più piccoli brandelli di carne.

Un lettore attento avrà notato che ancora non sono stati nominati i sapori dolci: i gatti in quanto non possiedono ricettori di quel tipo, e la ragione è da ricercare nella loro natura quasi esclusivamente carnivora. Non a caso, nonostante i loro gusti difficili da accontentare (tanto che a volte, seppur affamati, snobbano ed evitano il cibo che non gli aggrada), sono comunque specializzati nell’individuare gli aminoacidi presenti nella carne.

Quindi, no, inutile cercare di propinare loro l’insalata:

Nonostante questo, almeno alcuni di loro gradiscono di tanto in tanto leccare budini zuccherati o biscotti. Un comportamento certamente da motivare con la loro curiosità e la loro voglia di variare la propria alimentazione.