I mici di Watamu e la loro Mama Paka: una storia di amore

Il gattofilo realmente degno di tal nome sa bene che il gatto è meravigliosamente universale. Ci sono ben pochi angoli del pianeta in cui il nostro felino domestico non prolifera e guadagna proseliti. Eppure, senza a volte rendercene conto, conosciamo davvero poco delle realtà lontane dalla nostra, e del modo in cui il gatto impatta sulle vite di altre popolazioni e culture. I mici di Watamu e la loro Mama Paka raccontano proprio di questo, e nello specifico della figura del felino più amato del mondo in Kenya.

I mici di Watamu e la loro Mama Paka
Fonte: https://www.facebook.com/micirandagiwatamukenya/

Non sempre culture differenti osservano determinate persone e creature allo stesso modo. Lo sa bene Mama Paka, anche nota come Nicoletta “Niky” Ghiberti, che per gran parte dei residenti di Watamu è, e sempre rimarrà, una straniera. Una musungu, in lingua locale.

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I mici di Watamu e la loro Mama Paka
Fonte: https://www.facebook.com/micirandagiwatamukenya/

E lo stesso concetto lo vivono sulla loro pelle ogni giorno i suoi mici. Hanno dalla loro la comunità musulmana, ma ahimè la religione islamica pur pregna di amore per il gatto non conosce altrettanto bene i precetti che ne garantirebbero il benessere, come la sterilizzazione, o castrazione che sia. L’idea di animale domestico, in Africa, non è diffusa come accade nella nostra cultura. E non mancano, purtroppo, i kenyoti che il gatto preferiscono avvelenarlo.

Mama Paka. Foto fornita da Niky Ghiberti.

I mici di Watamu e la loro Mama Paka combattono ogni giorno contro tutto questo. A raccontarci la loro storia sono state la stessa Nicoletta e Cristina, che in Kenya non vive ma che li supporta in più di un modo.

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Sono tantissimi, gli ospiti felini di Africat. Così si chiama la struttura inaugurata a febbraio, pensata e modellata a loro misura. È diventata un angolo di paradiso i randagi, e un punto di riferimento per chi cerca aiuto per uno di loro.

Africat rappresenta una sorta di terza era nel volontariato animalista di Niky. Il primo passo è stato l’affittacamere gestito da lei e da Gaetano dall’anno 2004, poi mutuato in una struttura di rifugio per felini bisognosi che chiameremo Casa Mici. Il secondo, il gattile di Valeria, una ragazza che, quando ne ha la possibilità, si reca a Watamu per offrire una mano.

Ad oggi, sono due le strutture che operano a favore dei gatti di Watamu: il gattile di Valeria e Africat. Il gattile è gestito da un ragazzo dal cuore gentile, che per i suoi amati mici ogni giorno cucina riso, carne e pesciolini secchi. Presso l’Africat, invece, vivono Papa Salsa e sua moglie Lulù.

i mici di Watamu e la loro Mama Paka
Papa Salsa. Fonte: https://www.facebook.com/micirandagiwatamukenya/

Salsa, detto anche Felix, non molla un secondo il suo papà umano!

I nostri mici vanno a lavorare…mica sfaticati

Gepostet von Niky Ghiberti am Donnerstag, 14. November 2019

Una menzione, come protettore dei mici, la merita anche l’Imam di Watamu, che sprona la sua comunità a proteggere il gatto, e rivolgersi a Niky per le sterilizzazioni. In qualche modo, da membro della società locale, ne legittima l’operato. C’è poi Sara, che come Cristina aiuta questa popolazione felina dall’Italia, organizzando mercatini per raccolte fondi e staffette in via aerea per l’invio di carne di qualità. E sarebbe impossibile non citare Eleonora Sala, colei che ha avuto l’idea di formare il gruppo Facebook di sostegno a tutt’oggi offre una mano nella gestione dei mercatini sopracitati.

Forse, qualcosa nelle coscienze dei kenyoti si sta smuovendo. I primi sono i bambini, che percependo la sofferenza e le necessità dei randagi chiedono l’aiuto di Niky quando necessario. E ci sono villaggi, come quello di Aquarius, in cui la vita per questi senza dimora a quattro zampe è un po’ più facile.

Eppure, la strada è ancora lunga per i mici di Watamu e la loro Mama Paka. Tante sono le emergenze, e altrettanti i problemi.

È emblematico il caso del pozzo che fungeva da discarica, e in cui venivano buttati cani e gatti, vivi, a morire di arsura sotto il sole cocente. Perché venisse chiuso, Niky ha dovuto pagare il proprietario.

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D’altronde, lei è una musungu. E poiché vige la concezione che lo straniero ha denaro da vendere, è soltanto normale per i locali pensare che “se tu vuoi, tu a me devi dare”.

I prezzi di beni come la carne e le esche per catturare i gatti da operare sono alti. La carne di qualità si trova a Malindi, poiché quella che vendono a Watamu è poco più che grasso, e costa come minimo tra i quattro e i cinque euro al chilo. E le esche? Per acquistarne una soltanto, serve più di un euro. Scatolette e croccantini sono un bene di lusso: una scatoletta si paga 2,80 euro, un chilo di croccantini la bellezza di 15. Soltanto, poi, per avere tra le mani prodotti dalla qualità dubbia. Nel complesso, per nutrire i mici di Afrikat e le colonie di cui si occupa, Niky spende circa 2.100 euro ogni mese.

L'immagine può contenere: persone sedute, gatto e spazio all'aperto
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Non solo. Nonostante siano stati già sterilizzati oltre 400 gatti, una grossa parte dei randagi attende ancora questo intervento. E che dire di Africat, che necessita di riparazioni? O delle spese per i medicinali spediti in Kenya, a cui va aggiunto un generoso pagamento presso la dogana ai fini del ritiro?

Non è facile, e non lo sarà mai. Eppure Mama Paka lo fa per tutti i suoi mici. Gatti come Poa, operata di Tumore, o Taitu, trovata sotto la pioggia.

I mici di Watamu e la loro Mama Paka
Poa. Fonte: https://www.facebook.com/micirandagiwatamukenya/
Taitu. Fonte: https://www.facebook.com/micirandagiwatamukenya/

Senza questi angeli a vegliare su di loro, gatti come Amore o il “signor Stella” sarebbero morti soli, senza nemmeno una mano amorevole a cullarli.

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Amore. Fonte: https://www.facebook.com/micirandagiwatamukenya/
Il signor Stella. Foto fornite da Niky Ghiberti.

Nonostante tutti gli sforzi, però, non sempre ciò che Africat racimola è sufficiente. I mici di Watamu e la loro Mama Paka hanno bisogno di qualcosa in più.

Se si pensa che Niki è riuscita, fino ad ora, a occuparsi solo dei cani e dei gatti del centro di Watamu, è facile capire come abbia davvero bisogno di aiuto.

Volando ancora più in là con la fantasia, sarebbe un sogno avere dei locali adibiti alla pratica veterinaria nella struttura, così da non doversi affidare al veterinario della non lontana Malindi, o al poco presente medico locale. Oppure, far viaggiare fino al nostro paese altri mici, come già fatto con due gattine neurologiche ora felici padrone delle loro case.

Prima ancora di questo, però, medicinali e carne restano beni di prima necessità.

Chi volesse tendere una zampa ai mici di Watamu, può farlo in più modi.

L'immagine può contenere: gatto
Fonte: https://www.facebook.com/micirandagiwatamukenya/

Senza muoversi dall’Italia, è possibile donare qualche euro tramite bonifico o Paypal.

nikykenya@gmail.com

BANCA FINECO
conto intestato a GHIBERTI NICOLETTA
IBAN IT96R0301503200000005850030

Chi, poi, si fosse innamorato di un musetto in particolare che spunta sulla pagina Facebook di MICI Randagi Watamu KENYA, ha la possibilità di adottarlo a distanza alla modica cifra di 15 euro al mese, o 25 euro in caso di “adozione del cuore”. Per farlo, basta contattare Niky all’indirizzo e-mail nikykenya@gmail.com.

O, perché no siccome Natale è in arrivo, l’altra possibilità è acquistare qualcosa presso i mercatini organizzati da Cristina e Sara. Anche ora, sulla pagina Facebook dedicata, si possono trovare oggettini deliziosi, come questo.
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Infine, se avete in programma un viaggio in zona, potreste fare un regalo ancora più speciale ai mici kenyoti: ovvero fungere da “corrieri” per l’arrivo a Watamu di beni utili. Per dettagli a riguardo, si può scrivere alla pagina Facebook via Messenger.
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Ogni aiuto è ben accetto, e i mici di Watamu e la loro Mama Paka ringraziano caldamente chiunque tenderà loro una zampa.

O, semplicemente, racconterà la loro storia. Anche far conoscere questa realtà sarebbe un passo in più verso una vita serena per questi mici.

I mici di Watamu e la loro Mama Paka
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