Il caso Don Mazzi contro gli animali

Quello di Don Mazzi, fondatore della comunità Exodus a favore del recupero sociale di ragazzi nati e cresciuti nel disagio, è un nome ormai conosciuto tra gli animalisti del web e non. La bolla è scoppiata nel tardo 2012, quando  in un articolo pubblicato nel settimanale Chi Don Antonio Mazzi, lamentando la scarsità di fondi e l’aiuto quasi inesistente dello Stato, ha rincarato la dose puntando il dito contro il denaro devoluto a favore delle associazioni animaliste quando le emergenze umane, una priorità maggiore, sono così pressanti. Prima il genere umano poi gli animali, in breve: questa la scala di priorità di Don Mazzi.

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don mazzi

Conosciamo da un po’, insomma, il punto di vista di Don Mazzi. E stando a un comunicato della LAV risalente al 26 agosto, il religioso si sarebbe premurato di ripetere il suo appello con parole più o meno simili a quelle del non tanto lontano 2012. Anche l’ENPA si è scagliata contro Don Mazzi, ricordando tra l’altro i numerosi programmi a favore della rieducazione dei ragazzi che includono la partecipazione di animali. C’è anche chi, tra cui il sito Velvetpets, sostiene, in seguito a una telefonata alla Exodus, che nuove dichiarazioni del fondatore non ci sarebbero state in questo anno né tantomeno in questo agosto appena trascorso.

Quello che conta è che, comunque sia andata la faccenda, le parole di Don Mazzi del 2012 sono certe e verificate. E noi non possiamo che chiederci: davvero è necessario denigrare il lavoro delle associazioni animaliste per racimolare più fondi? Gli animalisti, del resto, non fanno altro che mettere in pratica gli insegnamenti di San Francesco… cosa che a maggior ragione un religioso dovrebbe fare. Non si tratta qui di priorità o meno, bensì del fatto che tutte le creature viventi meritano di essere difese e curate. E se vogliamo cercare, legittimamente, un colpevole per il modo in cui i programmi umanitari sono trascurati dalla popolazione e dallo Stato non è certamente dalle associazioni animaliste che bisognerebbe partire. Forse basterebbe, più ragionevolmente, un tablet, un vestito nuovo, un vizio di meno all’anno. Di certo non c’è vizio nell’aiutare gli animali.