La gatta contesa di Fano: la storia

Non è una novità che nel mondo del volontariato esistano convinzioni non interamente condivise da chi cerca un animale in adozione. L’accusa più spesso mossa ai volontari è di essere troppo rigidi nelle loro condizioni, e di castrare la libertà dei felini così facendo. Non ci soffermeremo, in questa sede, su questa diatriba. Narreremo però una storia di reale conflitto tra adottante e volontariato. In quest’articolo vi raccontiamo della gatta contesa di Fano, e questa vicenda è la sua.

A raccontare i fatti è stata Patrizia Torelli, al “Resto del Carlino”.

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gattile non vuole restituire la gatta
Foto di repertorio

Il figlio della signora Patrizia aveva una gatta, di nome Milù, scomparsa più di due anni fa, per la precisione l’11 maggio 2017, dal giardino della casa della sig.ra Torelli. Tutte le ricerche effettuate non avevano dato esito. Quando, dopo così tanto tempo, ha visto un appello pubblicato dal Gattile Di Fano, con le foto di quella che a lei è parsa subito Milù, non le è sembrato vero. E ovviamente, si è subito precipitata sul luogo, per riportarla a casa. L’esito dell’incontro, a detta della signora, però è stato un po’ differente dalle aspettative.

Stando a quanto dice la signora Patrizia, questo è il resoconto dell’evento, pubblicato da “IlRestodelcarlino.it“:

Mi sono precipitata al gattile, con le foto alla mano, ma le operatrici non mi hanno creduta, sostenendo che non si trattava della mia gatta. Sicché, per avere una conferma, qualche giorno dopo l’ho fatta visitare da una veterinaria di fiducia, che ha accertato, tramite un sofisticato ecografo, che l’età di circa tre anni corrispondeva, e che in effetti non era sterilizzata. Proprio come Milù. Nemmeno il fatto che l’abbiano riconosciuta mio figlio e la sua fidanzata, che prima che si smarrisse l’avevano in custodia, ha convinto le operatrici.

E, fatto ancora più singolare, non hanno nemmeno risposto alla mia richiesta di un percorso di affido, che magari avrebbero concesso a un’altra qualsiasi persona.

Secondo quanto afferma la signora, la reticenza delle volontarie a concedere l’adozione è dovuta all’ambiente in cui Milù tornerebbe a vivere, ritenuto inadatto alla sua sicurezza. Il gattile richiede, infatti, che alla gatta non venga concesso ulteriore accesso all’esterno. Dal canto suo, Patrizia sostiene il diritto al contatto con la natura, con piena consapevolezza dei rischi.

Come è giusto che sia, in ogni diatriba, bisogna dare voce a tutte le parti in causa. Ci ha contattato una referente del gattile di Fano che ha giustamente chiesto la possibilità di spiegare la loro versione dei fatti, che sembrerebbe essere differente da quella della signora Patrizia.

I volontari del gattile hanno scritto un post sulla loro pagina, molto lungo e dettagliato, di cui, per ragioni di spazio, riporteremo qualche estratto saliente. Per leggerlo nella sua interezza, basta cliccare qui.

Innanzitutto, nel post, i volontari hanno sottolineato come si siano mostrati molto disponibili nei confronti della signora e dei suoi familiari, permettendo l’accesso al gattile anche in orari di chiusura. Inoltre, hanno accolto la richiesta di far visitare la gatta dalla loro veterinaria che, al termine della visita, ha dichiarato di non essere sicura che si trattasse proprio di Milù.
Riguardo, poi, il percorso di affido che la signora Patrizia avrebbe richiesto per adottare la gattina, i volontari sottolineano più volte il fatto che non ci sia stato alcun rifiuto. Anzi, avrebbero detto alla signora, più volte, che per valutare un iter di adozione, si sarebbe dovuto aspettare una ventina di giorni, il tempo necessario ad effettuare le visite veterinarie ed eventuali terapie di cui la gattina avrebbe potuto aver necessità.

Questa è la vicenda così come raccontata dai volontari, e in questo modo riassunta, per sommi capi, da noi. Invitiamo chiunque sia interessato ad approfondire a leggere il post sulla loro pagina.

Noi, da parte nostra, ci mettiamo sempre dalla parte degli animali e siamo sicuri che la gattina troverà una bella famiglia con cui passare tutta la vita.