La leggenda del gatto Birmano

Il Birmano, gatto dall’aspetto magnifico e dagli spettacolari occhi blu, è conosciuto anche come “Sacro di Birmania”. Sapete il perchè? Questo nome è legato ad un’antica leggenda che vi riportiamo di seguito.

Gatto Birmano
Gatto Birmano. Fonte: http://www.trovapet.it/atlante-razze/gatti/birmano-gatto-sacro-della-birmania.html

Si narra che secoli e secoli fa sorgesse un monastero alle pendici del monte Lugh, in Birmania. I monaci che vi vivevano erano devoti a Tsun Kyan Kse, dea dal corpo dorato e dagli occhi di un blu splendente che aveva il compito di accompagnare le anime verso il paradiso. Tra i tanti monaci vi era anche il devoto sacerdote Kittah Mun Ha che era sempre accompagnato dal fedele gatto Sihn, un micio bianco e dagli occhi color oro.
Un giorno, la quiete del tempio viene turbata da un gruppo di infedeli che fa irruzione e uccide tutti i monaci, Kittah Mun Ha compreso. Il fedele Sihn corse subito in suo aiuto, sperando di poter fare qualcosa per lui, ma era già troppo tardi: le sue zampe posavano sul corpo ormai privo di vita del suo compagno. Si dice che, sempre con le zampe anteriori poggiate sul corpo del monaco, il gatto abbia guardato la statua di Tsun Kyan Kse e che, immediatamente dopo, Sihn abbia subito una metamorfosi. Il corpo diventò dorato, zampe, muso e coda di un marrone scuro come la terra e infine gli occhi acquisirono il colore di quelli della dea: un blu intenso e magnifico.
Solamente le zampe poggiate sul corpo di Kittah Mun Ha restarono bianche, in segno di purezza. La dea, infatti, commossa dal gesto di amore di Sihn, decise di trasformalo in un guardiano: doveva vegliare sul monaco ormai privo di vita e accompagnarlo verso il paradiso. Dopo 7 giorni e 7 notti di veglia insonni e di digiuno, il micio morì
 e, così facendo, riuscì ad adempiere al suo compito: era segno che ormai il suo compagno di sempre era arrivato nel regno della dea Tsun Kyan Kse.

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Allo stesso modo, tutti i gatti del tempio subirono la stessa trasformazione e divennero animali sacri: ognuno di loro vegliava su un monaco e moriva solo dopo che questi era arrivato a destinazione. Ancora oggi si pensa che la morte di un Sacro di Birmania significhi che un monaco ha finalmente raggiunto la pace eterna.