Le gatte calico, tutta la verità e solo la verità 

Dire “calico” è un po’ come dire “brindle”, “tricolor cat”, “mi-ke” (triplo pelo) in  Giappone, “lapjeskat” (gatto a chiazze) in Olanda e “chatte d’Espagne” nel Qebec. Nel circuito degli appassionati dei gatti tante se ne dicono sulle gatte calico, universalmente riconosciute come solamente femmine: taluni le additano come rare, altri come pesti dal caratteraccio poco gestibile. Altri ancora, identificano erroneamente una razza nella colorazione di pelo tipica del calico o scambiano per calico altre simili strutture di colorazione.

Cominciamo quindi dal precisare che la colorazione calico è appunto solo una colorazione del pelo, presente in diverse razze (come il Manx, l’American Shorthair, il British Shorthair, il Persiano, il Japanese Bobtail, l’Exotic Shorthair e il Turkish Van) ma che non fa razza a sé. Rientra nella categoria tricolor, un tipo di colorazione del pelo in cui deve essere presente una combinazione tra questi tre colori: bianco – rosso/crema – nero/blu/lilla/cioccolato/cannella/fulvo. Combinazioni diverse da queste non producono tricolor autentici. Inoltre, come già anticipato, non è inusuale che una calico venga confusa per le sue “cugine” tortoiseshell o torbie.

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Il tortoishell o tortie (“a squama di tartaruga”) è caratterizzato dalla presenza di tre colori, ben miscelati e non disposti in chiazze distinte. Non è il caso della foto, ma può avere chiazze di bianco. Il calico, al centro, si distingue per una dominanza del bianco e dalla distribuzione a chiazze degli altri due colori. Infine il torbie presenta anch’esso porzioni di bianco e i tre colori con tigratura costante su tutte le parti colorate: è proprio la tigratura ad aiutarci a identificarlo, dal momento che seppure possa essere presente a tratti anche nel calico qui è invece onnipresente e pronunciata.

Perchè i gatti di tre colori sono quasi sempre femmine?

Ma scientificamente, come nasce un calico? E cosa ha a che fare la sua struttura cellulare con il fatto che la stragrande maggioranza dei calico siano femmine? Va innanzitutto evidenziato che la colorazione calico è dovuta a un fenomeno chiamato mosaico genetico o mosaicismo. Con questo termine si indica la presenza, in un individuo pluricellulare, di due o più linee genetiche diverse, ossia di diversi patrimoni genetici all’interno di uno stesso individuo che vengono espressi contemporaneamente. Non tutte le cellule di quell’organismo hanno lo stesso corredo cromosomico, oppure lo esprimono in maniera variabile.

La cellula felina è formata da 38 cromosomi divisi in 19 paia; nei cromosomi ci sono i geni, responsabili ad esempio per il colore del mantello, il dato  che ora ci interessa. I cromosomi contengono anche il sesso, il che ci porta a definire come XX i cromosomi identificanti il sesso femminile e XY i cromosomi indicanti sesso maschile. Di norma, al momento del concepimento ogni genitore fornisce un gene, di modo che ce ne siano sempre due in totale; la madre fornisce sempre un cromosoma di tipo X, il padre può fornire un cromosoma di tipo X o di tipo Y, quindi si può dire che il padre determina il sesso del nascituro. Ora, il gene che controlla la colorazione rossa del pelo, “gene orange”, è però presente in versione dominante solo in cromosomi di tipo X e quindi solo dalla madre può essere trasmesso.

Di norma se è dominante, si manifesta nel cucciolo con pelo rosso; se recessivo verrà poi trasmesso a eventuale progenie. E’ importante ricordare che, in termini di colorazione l’unico colore più “forte” di un rosso dominante è il bianco. La ragione per cui le calico sono in effetti generalmente femmine deriva proprio da queste questioni di genetica: se un cucciolo femmina ha il gene orange sia come dominante che recessivo, non reprime il recessivo ma li miscela producendo tre colori: rosso, bianco e un terzo colore. 

Che dire allora dei rarissimi tricolori maschi? Praticamente sono frutto di un errore genetico, dal momento che devono la loro condizione all’aver ricevuto 3 cromosomi sessuali sviluppando una struttura cromosomica XXY in combinazione con geni orange sia dominante che recessivo. Sono esemplari affetti dalla cosiddetta sindrome di Klinefelter e sono usualmente sterili.
Per capire quanto siano rari, vi diamo.. qualche numero: il rapporto è 1 a 3000; cioè 1 maschio ogni 3000 gatti tricolore e solo 1 su 10000 è anche fertile!

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Chiudiamo con un pizzico di leggenda. Il micio sopra raffigurato è conosciuto come maneki neko, lucky-cat o gatto che saluta ed è il tradizionale gatto portafortuna giapponese; nello specifico se è la zampa sinistra a essere alzata ha lo scopo di attirare clienti, se è la destra irradia buona fortuna. E, veniamo qui al legame col calico, viene rappresentato solitamente con la pelliccia di tre colori. La colorazione “a tartaruga” è ritenuta quella che porterebbe maggior fortuna proprio per la sua rarità. Non a caso, il gatto della leggenda del maneki-neko era infatti un gatto maschio con il pelo di questi tre colori, che avrebbe salvato un viaggiatore mostrandogli la via al riparo del temporale e così allontanandolo da un albero colpito pochi istanti dopo da un fulmine.