L’ipoplasia cerebellare felina: non una malattia

Un po’ come gli umani, non tutti i gatti hanno la fortuna di nascere con tutte le facoltà cerebrali perfettamente sviluppate: è il caso ad esempio dell’ipoplasia cerebellare felina, una condizione poco conosciuta dal personale non veterinario e qualche volta, data la tendenza ad addormentare i gatti affetti perché scambiata per altre patologie, anche da chi gestisce i rifugi.
L’ipoplasia cerebellare felina è una condizione neurologica non progressiva e non contagiosa in cui il cervelletto, che controlla la coordinazione motoria, alla nascita risulta sottosviluppato. Tende a verificarsi quando la madre abbia subito qualche tipo di trauma al ventre durante la gravidanza o se ha contratto, mentre “in attesa”, la panleucopenia felina o gastroenterite infettiva felina, una malattia virale altamente contagiosa e potenzialmente fatale causata da un parvovirus. I soggetti più sensibili all’infezione sono i gatti giovani non vaccinati.

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I sintomi riguardano il tratto digerente (vomito e diarrea, spesso con sangue), febbre, scarso appetito e profondo abbattimento. Inoltre i gatti diventano rapidamente disidratati e anemici. La vaccinazione aiuta a prevenirla, ma se effettuata durante la gravidanza è meglio evitare un vaccino vivo in quanto similarmente alla malattia aumenta il rischio di ipoplasia cerebellare. Se, quindi, conoscete mamma gatta e l’avete vista esibire sintomi come quelli descritti è possibile che i suoi cuccioli nascano con questa condizione; in ogni caso non tutti i membri di una cucciolata ne sono affetti necessariamente e anche qualora fosse così, l’ipoplasia può presentarsi a livelli più o meno marcati a seconda del cucciolo. Quello che è importante sottolineare da subito è che non si tratta di una malattia, né di qualcosa che causa sofferenza fisica al micio affetto: è, semplicemente, assenza di coordinazione.

Ma cosa comporta, in soldoni, questa condizione neurologica? Tre sono i sintomi principali individuabili nel comportamento del gatto:

– andatura tipica da “marinaio ubriaco” e comunque difficoltà a camminare;
– difficoltà a saltare;
– tremori occasionali della testa, quando il gatto tenta di concentrarsi su qualcosa;
– talvolta problemi di vista.

Il primo pensiero di fronte a questa lista di sintomi è che, se pur non fisicamente, il micio affetto da ipoplasia soffra psicologicamente della sua condizione: niente di più falso, perché niente e nessuno gli ha mai detto che lui abbia qualcosa di diverso da altri mici. E infatti, ha la stessa voglia di vivere e giocare di qualsiasi altro felino, come questo video e questa foto dimostrano.

In ogni caso, dove la mobilità corporea non arriva ci si spinge la creatività: non è inusuale che un gatto incapace di saltare si ingegni e diventi un abile arrampicatore, ad esempio.
Altro fattore importante da ricordare è che trattandosi di una condizione non progressiva le capacità di mobilità non peggioreranno mai, e anzi non è infrequente che migliorino col tempo.

I gatti affetti da ipoplasia, stando ai loro umani, sembrano avere anche un altro tratto in comune: un carattere estremamente dolce. Diverse persone che hanno accolto in casa e tra le braccia uno di questi gatti riferiscono come essi siano dolci, affettuosi e accomodanti, nonché come siano riusciti a instaurare con loro legami estremamente profondi e commoventi. Di ciò è forse responsabile la loro condizione motoria, che impedendo loro di muoversi con la stessa facilità di altri mici li spinge a passare più tempo con i loro umani.

Questi mici, quindi, non hanno nulla di meno di altri a livello affettivo e di gioia di vivere: certo, necessitano di umani pazienti e presenti, pronti ad aiutarli dove ne abbiano necessità, ma del resto chi ha mai detto che l’amore sia una faccenda facile? Non condannateli: non ne hanno colpa, e come tutti noi vogliono soltanto… vivere. Meritano un’occasione. Chi di voi se la cava con l’inglese, può trovare qui diverse testimonianze reali a conferma di ciò che è qui affermato.

Leggete qui la bellissima storia del gattino affetto da ipoplasia cerebellare e del suo inseparabile amico cane.