Matagot: il filo che unisce gatto e fortuna

Al Matagot francese, parola che significa letteralmente “gatto magico” e incarna un felino portatore di denaro, fortuna e buona sorte, abbiamo già fatto riferimento in passato. Ma chi è davvero il “gatto magico”?

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Il Matagot. Fonte: http://www.histoiredelafolie.fr/

Le versioni del mito, ve lo anticipiamo, variano nei dettagli, ma c’è qualcosa che è comune a tutte: sempre, immancabilmente,il Matagot è un gatto affamato, fortunato e di carattere tendenzialmente solitario.

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Una leggenda dice che solamente attirandolo con un pollo arrosto, catturandolo e rinchiudendolo in un baule si possa mettere le mani sui suoi doni. Crudele, non è vero? Eppure, prigioniero per prigioniero, il Matagot rimane un prigioniero di rispetto, perché riceve il primo boccone del pasto dell’umano che lo ha catturato. E il micio in cambio, il mattino dopo, lascia una moneta d’oro vicino al luogo dove riposa.

Francese, abbiamo detto. Eppure la versione inglese del gatto donatore di ricchezza precede quella francese di circa un secolo, e ha come protagonista nientemeno che Dick Whittington, Sindaco di Londra a inizio ‘400.

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Dick Whittington. Fonte: http://www.houstonpr.co.uk/

Sembra che si sia elevato da orfano a eroe, e appunto Sindaco di Londra, grazie al suo gatto, che gli diede il primo spunto a migliorare il suo tenore di vita liberando un villaggio africano dai topi. Una storia che potrebbe essere in parte vera, data la presenza di un bassorilievo di pietra raffigurante un gatto e un ragazzo, ritrovato nella sua casa a Gloucester.

La favola del gatto che lavora per garantire successo al suo umano si è col tempo estesa quasi a tutti i paesi. Nelle versioni italiana e indiana il gatto e l’uomo sono entrambi imbroglioni, mentre il gatto di Zanzibar, invece, toglie tutte le ricchezze guadagnate al suo umano disonesto. Nel caso della Spagna, invece, è un micio, con la cattura di due succulenti conigli, a garantire a un frate messicano la possibilità di costruire un acquedotto nel suo villaggio. E come non citare lo Stregatto o il Gatto con gli stivali?

Qualsiasi gatto può essere Matagot. Esistono però quattro razze la cui stessa natura si relaziona maggiormente con l’idea di gatto portafortuna: il Korat, il Birmano, il Certosino e l’Europeo a pelo corto.

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Il Korat. Fonte: http://www.kittycat.co.za/

Il Korat, letteralmente “buona fortuna”, è una razza di origine thailandese. Si dice che i Korat venissero donati alle spose thailandesi e alla nobiltà, presumibilmente per augurare appunto buona fortuna. Ma non solo: territoriale e combattivo, sa anche prendere in mano la situazione.

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Il Birmano. Fonte: http://www.fbsocialpet.com/

Il bellissimo Birmano, allevato come gatto sacro nei monasteri della Birmania, era considerato dimora temporanea dell’anima di un morto, prima che essa raggiungesse la perfezione e potesse volare via. E in fondo, c’è stato un tempo un cui magia e religione non erano agli antipodi, no?

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Il Certosino. Fonte: http://www.gliamicidipluto.com/

Matagot per eccellenza è il Certosino. Gatto isolano abituato ad aggirarsi, come cacciatore di topi, nei monasteri dell’Ordine della Certosa, fu riscoperto nel ‘900 sull’isola francese di Belle-Isle-du-Mer.

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Europeo a pelo corto. Fonte: listas.20minutos.es

Come dimenticare poi l’Europeo a pelo corto? Era il gatto di Dick Whittington, nonché il micio che portava fortuna ai pescatori bretoni.

Tutte queste razze, e i Matagot in genere, hanno in comune un fattore: una certa capacità di sopravvivenza e una notevole longevità.

Noi, ringraziando il libro Il mio gatto è un mito di Gerald e Loretta Hausman per lo spunto, chiudiamo l’articolo e ci auguriamo abbiate gradito questo breve viaggio nel folklore.