Qualche curiosità sul maneki neko, il gatto portafortuna che saluta

È sufficiente essere andati almeno una volta nella vita a un ristorante giapponese, o anche cinese, per accorgersi di loro. Parliamo di quelle statuine a forma di gattino, la cui zampa oscilla avanti e indietro come in un gesto di saluto. Questi accessori si chiamano maneki neko e nascono con uno scopo ben preciso, molti secoli addietro. Se la faccenda vi incuriosisce, noi vi illustriamo qualche curiosità sul maneki neko.

Qualche curiosità sui maneki neko
Fonte: https://luckymanekineko.wordpress.com/

Maneki Neko (招き猫) significa letteralmente “gatto che chiama”, conosciuto anche come “gatto della fortuna”. Viene facile, a questo punto, identificarlo come una calamita di buona sorte. E in realtà, non è nemmeno sbagliato.

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L’origine del gatto portafortuna

La leggenda che ha portato, con il tempo, ai maneki neko è legata a un monaco che, proprio grazie a un gatto, ha riportato in prosperità il suo tempio. Meno chiara è però la precisa locazione geografica. Alcune fonti parlano di Gotokuji, un tempio buddista situato nel tranquillo quartiere di Setagaya a Tokyo in Giappone, mentre altre identificano il luogo nel Tempio di Gotoku, situato in un quartiere povero di Edo, l’antica denominazione di Tokyo. Le due versioni sono in effetti molto simili ed è persino possibile indichino lo stesso tempo. Con le leggende, però, non se ne può essere certi.

Sul resto della storia, tuttavia, esistono poche variazioni.

Si racconta che, il monaco padrone di quel tempio fatiscente abbia diviso, una sera, la sua cena con un gatto presentatosi alla porta, e che tale pratica divenne col tempo una consuetudine.

Tempo dopo, una notte, un ricco feudatario di nome Naotaka si ritrovò nel mezzo di una tempesta e vide venirgli incontro proprio il micio. La sua sagoma, si dice, fu illuminata da un fulmine. Seguendo il felino, Naotaka e i suoi uomini giunsero al tempio del monaco, il quale non negò affatto loro il riparo di cui essi abbisognavano. Colpito da quell’accoglienza tanto sentita e calorosa, il feudatario decise di far restaurare il luogo e renderlo il suo tempo di famiglia. Non dimenticò mai che era stato un gatto a guidarlo al sicuro.

Alla morte, il monaco eresse una statua in suo onore, che lo raffigurava, indovinate un po’, proprio con la zampa alzata mentre saluta.

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La faccenda però non termina qui. Vi abbiamo promesso qualche curiosità sui maneki neko, e su di loro c’è ancora molto da raccontare, a cominciare da alcuni cenni storici.

Mettendo un attimo da parte la sua origine leggendaria e cercando testimonianze strettamente storiche, pare che queste statuine siano comparse per la prima volta attorno alla fine del periodo Edo (1603-1867). Quel che è pressoché certo è che il documento più antico risale al XIX secolo, ovvero al periodo Meiji, e che si tratta per la precisione di un articolo di giornale del 1876. Pare che già al tempo maneki neko vestiti con dei kimono erano distribuiti presso un tempio di Osaka. C’è inoltre traccia di una pubblicità del 1902 che sponsorizza questo prodotto.

Aspetto, caratteristiche esteriori e accessori

Questi micetti, tradizionalmente, si presentano con manto tricolore, che è ad oggi considerato il più fortunato. In epoca contemporanea, però, ne esistono di tutte le fogge e i colori.

Ciascun colore ha una sua simbologia e significato.

Bianco: indica purezza, colore molto diffuso.
Nero: buona salute e protezione contro gli influssi negativi.
Rosso: deterrente contro gli spiriti maligni e la malattia.
Oro: associato a ricchezza e benessere economico.
Rosa: associato all’amore. È la più recente tra le colorazioni
Verde: incoraggia gli accademici e protegge dagli incidenti stradali.
Viola: buon augurio nella realizzazione dei propri sogni
Azzurro: aiuta la crescita interiore e la sicurezza personale.

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Anche la zampetta alzata, la sua caratteristica più prominente, ha uno spettro esteso di significati.

Se a essere sollevata, o sollevarsi, è la destra, allora il maneki neko è propizio per la fortuna, la salute e la famiglia; se è si tratta della sinistra, sono campo privilegiato gli affari. Qualunque sia il caso, più è sollevata, più la statuina è efficace.

Infine, in questa carrellata che riguarda qualche curiosità sui maneki neko, non si può non parlare degli accessori.

Il collare al loro collo ricalca, con tutta probabilità, l’ornamento che si era usi scegliere per i gatti nel Giappone dei tempi antichi.

L’altro dettaglio di rilievo è la moneta stretta nella zampa abbassata. Si tratta di un Koban, denaro in uso nel periodo Edo. A quel tempo, il Koban valeva circa 1.000 dollari. Non dovrebbe stupire, considerato questo, che esistano anche maneki neko utilizzati come salvadanai.

Quella che vi abbiamo narrato è solo minima parte di questa affascinante figura leggendaria, solo, appunto, qualche curiosità sui maneki neko. Sicuramente un reale esperto potrebbe raccontarvi molto di più! E quindi, vi lasciamo su questa nota con la curiosità e il desiderio di informarvi più approfonditamente.