Testimonianze dall’aldilà: un racconto felino dal 1926

La morte è forse il più grande mistero dell’umanità. Chiunque, ogni tanto, si chiede perché moriamo e cosa ci sia davvero dopo la morte. E qualche volta, spunta la storia di qualcuno che racconta un ritorno da quel regno misterioso. Due dei nostri lettori ci hanno inviato le storie di Pallina e Gaia, due gattine tornate entrambe, in modo diversi, dalla loro umana. Anche la letteratura non manca di esempi come questi, stando al web. Per la rete gira un racconto chiamato Testimonianze dall’aldilà, datato 1926 e, pare, pubblicato sulla rivista Light. Noi ve lo proponiamo come lo abbiamo trovato.

Testimonianze dall’aldilà

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di Mrs. S. Eadon Graven

Fonte: www.pinterest.com; http://crow-on-a-journey.tumblr.com/.

Mi accadde recentemente un incidente curioso il quale suggerisce la sopravvivenza animale.

Entrando in casa di un’amica, notai un gatto che ci seguì nel salotto. Sedemmo l’una di fronte all’altra, e il gatto, con la schiena arcuata, si soffregava amorosamente nelle gonne dell’amica mia; quindi fissò lungamente me con uno sguardo stranamente penetrante; poi con la coda eretta prese a passeggiare senza fretta tra noi due, e infine andò ad accoccolarsi sotto il tavolo.

Illustration by Liz Wong
Foto di Liz Wong. Fonte: http://www.lizwongillustration.com/

Dopo circa mezz’ora che si conversava, si fece udire un debole miagolio fuori del salottino.
La mia amica osservò: “Scusami: Vado a prendere il gatto. L’ho cercato un’ora fa, ma inutilmente. Dubito che sia rimasto rinchiuso da qualche parte”.
Io soggiunsi: “Ma no, cara; ti ha seguito invece in questa camera, ed ora si trova sotto il tavolo”.

Guardammo sotto il tavolo e un po’ dovunque, ma il gatto non c’era.

Illustration by Liz Wong
Foto di Liz Wong. Fonte: http://www.lizwongillustration.com/

Nel frattempo ripresero i miagolii dal di fuori. L’amica mia si recò in direzione dei miagolii, e aperse la porta di una camera in cui si trovava effettivamente rinchiuso il gatto, e lo portò con sé nel salottino.

Era un gatto bruno, ondulato a nero; ben diverso da quello da me visto, il quale era tutto bianco: manto, zampe e naso; e sul naso portava le tracce di una cicatrice. Aveva occhi verdi e vivaci i quali mi guardavano con penetrazione strana.

Chiesi pertanto: “Hai forse un altro gatto?”. “No”, rispose. Allora io le descrissi il gatto-fantasma da me visto; ed essa, con vivo stupore, esclamò: “Straordinario! Tu descrivi esattamente il mio primo gatto, morto nel giugno scorso, il quale aveva una cicatrice sul naso!”.